Mountain Bike

Anglona · 8 maggio 2022

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

 

Durante le escursioni capita di fare nuove conoscenze, di chiacchierare, di scambiarsi idee e itinerari, di fare e di ricevere inviti a visitare nuovi territori.

Così succede che con la complice alleanza di alcuni amici conosciuti durante precedenti escursioni si decida di caricare le bici in macchina e affrontare un lungo viaggio per esplorare una delle sub regioni del nord Sardegna non ancora calpestata dalle nostre ruote grasse: l’Anglona.

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Si parte da Bulzi, le cui origini risalgono al medioevo, pedalando sugli stradelli secondari che ne attraversano il territorio in prevalenza collinare; lasciatoci alle spalle il nuraghe S’ Arula percorriamo la breve salita fino al pianoro dove sorge la chiesa di San Nicola, pertinente al villaggio scomparso di Concatile. Da alcune fonti reperite on line l’edificio sarebbe stato eretto dai benedettini attorno al XII secolo.

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Raggiungiamo Sedini da nord. Il paese, noto per la sua “casa nella roccia” è pieno di scorci piacevoli e di antiche chiese; ci prendiamo tutto il tempo necessario per girare tra le viuzze del centro storico e fare qualche foto degli angoli suggestivi che incontriamo durante questa breve digressione.

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Usciti dal paese un breve strappo e la successiva discesa ci introducono verso la parte più spettacolare dell’escursione, quella più ricca di spunti paesaggistici e storici. Si comincia con l’ascesa al colle in cima al quale sorge la chiesa romanica di San Pancrazio di Nursi.

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Dopo una breve pausa per riprendere fiato e le foto di rito discendiamo dal colle e ripercorriamo per qualche km lo stradello appena pedalato fino a raggiungere l’imbocco di un sentiero appena visibile a bordo strada che termina dopo poche decine di metri; abbandonate le biciclette tra l’erba facciamo a piedi la discesa verso la Cascata di Pilchina di li Caaddaggi, un luogo magico incastonato in mezzo a una natura rigogliosa e a un paesaggio di una bellezza indescrivibile.

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Abbandoniamo questo luogo un po’ a malincuore, ma l’escursione ha per noi altre bellezze da mostrarci; così, dopo aver scavalcato un cancello (come spesso capita nelle escursioni) percorriamo il piacevole single track che percorre la valle formata dal Rio Silanis.

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Un cartello abbattuto dal tempo e dall’incuria ci avvisa che siamo nei pressi dell’imboccatura della grotta di Mulargia di cui parlò, a suo tempo (dicembre 1980) la rivista “Speleologia” .

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Affrontiamo diversi saliscendi di uno stradello escursionistico transitando accanto ai ruderi della chiesa dell’Annunziata, pertinente al villaggio scomparso di Speluncas; l’edificio si presenta in cattive condizioni e invaso da erbacce infestanti.

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Siamo a quota 300 metri s.l.m.; ci aspettano due chilometri di discesa fino a quota 160 metri s.l.m. per raggiungere l’ultimo waypoint della giornata, il più intrigante e misterioso: San Nicola di Silanis.

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Eretta nel XII secolo, la chiesa non distante dal già citato sito di Speluncas, fu sede di un insediamento monastico benedettino. Fortunatamente, al momento della nostra visita le condizioni dell’edificio sono decisamente migliori rispetto a quelle documentate negli hyperlink e ci permettono di aggirarci tra le antiche mura cariche di storia con emozione e rispetto.

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L’escursione è praticamente giunta al termine, ci prendiamo il tempo per qualche chiacchierata e una birra (o anche due) prima di lasciare l’ Anglona e tornare in Campidano. Durante il viaggio di ritorno però non ci lasciamo sfuggire gli ultimi due waypoint di giornata, entrambi lungo il tragitto:

1) la chiesa di San Pietro del crocefisso o delle immagini, pochi chilometri fuori Bulzi, è un altro dei gioielli del romanico-pisano in Sardegna, la cui fondazione risalirebbe all’alto medioevo (1080 circa). Il sito è gestito e per visitare la chiesa occorre pagare un ticket.

2) la chiesa di Nostra Signora di Mesumundu o Santa Maria Bubalis si trova accanto alla S.S. 131, all’altezza del bivio per Siligo. L’edificio sorge, come documentato in altre realtà dell’isola, sulle rovine di un piccolo edificio termale di epoca romana; l’architettura evidenzia la sua veneranda età, di fatto è una delle chiese più antiche edificate in Sardegna, risalente al periodo dell’occupazione bizantina.

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Le foto a corredo sono mie e di Sandro Pinna.

 

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Dolianova – Parteolla · 27 Febbraio 2022

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

La cittadina di Dolianova è il centro più importante della subregione storica del Parteolla (dal latino Pars Olea, a sottolinearne la vocazione agricola). Il territorio comunale è prevalentemente collinare ed è proprio verso le colline che dirigiamo le nostre lenostre mountain bike.

Dopo pochi chilometri di leggera salita tra gli oliveti raggiungiamo il primo waypoint di giornata: l’enigmatico sito di “su Crabili de Simoni”, un’emergenza rocciosa nella quale sono scavate tre concavità e varie coppelle. In attesa di un’interpretazione di esperti archeologi, su internet il monumento viene descritto come un altare rupestre, facente parte di un’area sacra preistorica.

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Una lunga salita in asfalto tra gli alberi ci conduce al rifugio di “Sa Colonia”, in località Santu Miali, e da qui dopo un ultimo, impegnativo strappo, finalmente su sterrato.

Siamo al confine tra i territori comunali di Dolianova e Sinnai; pedaliamo costantemente tra i 650 e 900 metri di altitudine, dove le pendenze sono “leggermente” più dolci e ci consentono di guardarci attorno: alla nostra destra spiccano i ripetitori di Punta Serpeddì mentre verso Sud Ovest è possibile arrivare con lo sguardo fino a Cagliari e al mare.

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Il paesaggio è spoglio, battuto dai venti e la vegetazione arborea pressoché assente, e tuttavia non manca di una sua primordiale e selvaggia bellezza.

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Una lunga discesa, alternata a brevi e inattesi strappi, ci porta sulla S.P. 14.

Facciamo una rigenerante sosta presso la sorgente di “Mitza de is nuxis” per un veloce spuntino e approvvigionarsi di acqua potabile; per l’occasione ci fanno compagnia alcune mucche e qualche vitellino incuriosito.

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All’altezza della borgata di San Giorgio, causa una salita ripida e lunga salita, decidiamo di bypassare la visita ai siti archeologici ubicati in località Bruncu Salamu (nuraghe om’è s’orcu e pozzo sacro) e di dirigerci verso ciò che resta della tomba di giganti di “Su Tiriaxiu”. Del monumento purtroppo resta leggibile solo la parte absidale della camera; il crollo purtroppo non permette di rendersi conto di quale poteva essere il suo aspetto.

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All’altezza della borgata di Monti Nou abbandoniamo la provinciale per immetterci su una sterrata che risale il corso del Rio Maidaneddu nonostante le pendenze pedalabili, dopo sei ore di escursione la stanchezza comincia a pesare sulle gambe. Mancano poco meno di 5 km al rientro e un ultimo sito da visitare: il nuraghe detto “de sa tanca de Predi Fadda”, all’interno di un oliveto.

L’edificio, che doveva essere imponente, è crollato e ricoperto dalla vegetazione spontanea. Con molta buona volontà ci facciamo spazio tra i rami fino a raggiungere una delle camere di cui è visibile parte della struttura, ma purtroppo non è possibile l’accesso, così ci limitiamo a qualche vista parziale.

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Sono da poco passate le 16.00 quando facciamo rientro a Dolianova, e dopo un breve consulto decidiamo di spendere un’ultima mezzora per la vista dell’ex cattedrale di San Pantaleo.

L’edificio fu edificato tra il XII e il XIII secolo sul sito di un precedente edificio sacro, attestato da alcune testimonianze integrate nell’attuale chiesa. Dolianova fu sede di diocesi e San Pantaleo ne fu la cattedrale fino alla sua soppressione attorno al 1500.

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Ci resta il tempo di un bicchiere di birra e di chiacchere e di un «arrivederci» alla prossima escursione.

 

Le foto a corredo dell’articolo sono mie e dei due miei “compagni di pedale” Corrado Fenu e Sandro Pinna.

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Tra i due mari (Marceddì – Costa Verde) · Autunno 2021

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

Siamo al confine meridionale della Provincia di Oristano, più precisamente nella borgata di Marceddì, punto di partenza ottimale per un’escursione sul litorale di Arbus, meglio noto con il nome di “Costa Verde”.

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Dopo aver attraversato il famigerato ponte si entra ufficialmente nel territorio di Arbus e finalmente, dopo qualche km. di asfalto, comincia la sterrata.

Siamo in località “Su Brigotzi”, si ascende verso il crinale dei colli che dividono i pescosi stagni di Marceddì dal mare aperto della Costa verde. La pendenza non è estrema, ma il fondo è spesso tecnicamente impegnativo. La macchia mediterranea la fa da padrona e pian piano occupa quegli spazi di cui l’attività estrattiva (barite) si era appropriata.
Guardandosi alle spalle si ha la percezione dell’ampiezza dei bacini lagunari meridionali del golfo di Oristano.

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Dopo lo scollinamento si scende velocemente verso il mare: in lontananza appaiono le borgate di Tunaria (nota anche come Porto Palma) e Torre dei Corsari.

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Da Tunaria, con un po’ di fantasia, ci si inventa un passaggio tra vecchi sentieri e campi arati fino a raggiungere Torre dei Corsari e, più precisamente, la torre spagnola di Flumentorgiu, da dove è possibile avere una visuale panoramica.

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Dalla torre una ripida discesa conduce fino al parcheggio e all’accesso della celebre spiaggia dalle sabbie d’oro per poi risalire lentamente costeggiando le dune e un suggestivo laghetto.

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Dopo un lungo tratto in asfalto, giunti in località Seguris, si torna su sterrato e verso la costa per raggiungere uno dei posti più interessanti e suggestivi del litorale di Arbus: la casa del poeta.
È un luogo che una ha storia singolare, che ha come protagonista un ginepro secolare, un ex minatore e sua moglie e viene raccontata in uno dei link inseriti a fondo pagina.

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Si costeggia il mare prospicente la borgata di Pistis, sorta negli anni ’80, dalla quale si arriva alla frazione di S.Antonio di Santadi e da qui al punto di partenza, a Marceddì.

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Escursione finita? sì, ma anche no, visto che vicino alla borgata è possibile fotografare la torre spagnola (recentemente restaurata per essere riconvertita in osservatorio per il “bird watching”). 

Nel passato di questa struttura anche una trasformazione a uso bellico nel periodo della seconda guerra mondiale. È possibile approfondire ulteriormente nella pagina web dedicata del comune di Terralba (vedi link a fondo pagina).

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Se poi si vuole chiudere in bellezza c’è l’interessante pozzo sacro di Orrì, in territorio di Arborea, la cui manutenzione è curata dai ragazzi dalla Cooperativa Kent’ogos.

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Link utili per saperne di più sui luoghi visitati:

https://arbus.it/costa-verde/

https://arbus.it/costa-verde/tunaria-porto-palma/

https://arbus.it/costa-verde/torre-dei-corsari/

https://percorsidisardegna.wordpress.com/2011/05/10/la-casa-del-poeta/

https://arbus.it/costa-verde/pistis/

https://www.comune.terralba.or.it/it/news/torre-di-marceddi-riapertura-a-seguito-dei-lavori-d

https://www.unionesarda.it/cultura/arborea-ad-orri-archeologi-al-lavoro-per-rendere-visibile-il-pozzo-sacro-t9yvfid1

 

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Tandalò · Oschiri 2022

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

Da qualche parte, tra i rilievi della sub-regione del Monte Acuto, esiste un luogo lontano da tutto e da tutti; questo luogo si chiama Tandalò ed è uno dei tanti villaggi abbandonati sparsi nel territorio regionale.
Oggi questo luogo sarà la meta della nostra escursione.
L’escursione ha, come punto di partenza, l’abitato di Oschiri dove si preparano delle ottime “panadas” e dove si trova l’enigmatico sito di Santo Stefano. 

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A pochi chilometri dal paese ci fermiamo per una visita alla chiesa campestre di Nostra Signora di Othi, parrocchiale di un villaggio abitato sino al XVII secolo e di cui non restano tracce.

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03 Nostra Signora di Othi

Come evidenziato nei link sottostanti, arrivare al villaggio non è affatto semplice in quanto, oltre a essere distante sia da Oschiri che da Buddusò (al cui territorio comunale appartiene), si devono affrontare lunghe e spesso impegnative salite che costringono a percorrere dei tratti a piedi.
L’altra faccia della medaglia è costituita da paesaggi di rara bellezza, che le parole non riescono a descrivere appieno.

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Non mancano i soliti spunti di carattere archeologico: nella foresta demaniale di Filigosu è presente la necropoli di Puttu Iscia, composta da tre piccoli gruppi di Domus de Janas.

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Siamo ormai vicini al villaggio, individuato sulle carte come “Case Tandalò”, ma prima…

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Giungiamo finalmente al villaggio, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove solo il vento e il ruscello spezzano il silenzio. 

In mancanza di fonti si fa risalire la fondazione del villaggio alla prima metà dell’800 da parte di carbonai toscani. La piccola comunità, che non godeva di una buona nomea, era composta da cento persone (circa). Le case sono abbarbicate sul costone di un colle in cima al quale sono i ruderi di un edificio destinato a scuola.

Il villaggio fu definitivamente abbandonato negli anni ’70 del secolo e solo occasionalmente riprende vita: chi ha potuto ha restaurato un’antica dimora in pietra e raggiunge l’antico abitato in occasione della festa di San Giuseppe, a cui è dedicata la piccola chiesa della borgata.

E poi ci sono quelli come noi che il fine settimana se ne vanno a cercarseli questi luoghi lontano da tutto e da tutti, perché ritrovano il gusto per l’avventura, per la (ri)scoperta di un passato che fa parte della piccola storia della nostra regione, quella delle persone che l’hanno vissuta giorno per giorno.

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Anche per abbandonare il villaggio occorre faticare: si sale ancora e nei punti dove il sole non riesce ad arrivare c’è ancora il ghiaccio a ricordarci che ci stiamo avvicinando ai proverbiali “giorni della merla”.

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Per saperne di più sui luoghi e (soprattutto) sul villaggio abbandonato consiglio la lettura dei siti internet dedicati ai luoghi visitati; in particolare sul sito “Gallura Turismo” è descritto un itinerario trekking per raggiungere i luoghi ritratti nelle foto.

Le foto sono mie, di Sandro Pinna e di Lucio Deriu.

Link utili per approfondimenti:

https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/oschiri

https://www.galluraturismo.eu/itinerari-insoliti-cera-una-volta-tandalo/

https://www.sardegnaabbandonata.it/tandalo/

 

 

 

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MTB Bici & Fantasy · Ozieri 1996

Alcuni componenti della squadra Bici & Fantasy prima della partenza della gara di cross country del campionato sardo di mountain bike disputata ad Ozieri nel 1996.

MTB Bici & Fantasy · Ozieri 1996

Da sinistra

Stefano Ariu, Massimo Manca, Tony Cuccu, Renato Loche, Giampaolo Mereu

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MTB Oristano · Grighine anni 2000

Alle spalle il bellissimo paesaggio del Grighine di Siamanna in una foto di gruppo degli amici della Mountain Bike di Oristano.

MTB Oristano · Grighine anni 2000

da sinistra

Maurizio Puddu, Sandro Tocco, Toni Cuccu, Daniele Piras, Sandro Azzena, Antonello Todde, Alessandro Faedda, Giuliana Oppo

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MTB Bici & Fantasy Oristano · Guspini 1999

Una parte degli elementi della squadra MTB Bici & Fantasy prima della partenza della gara, a Guspini, per il trofeo Gentilis nel 1999.

MTB Bici & Fantasy Oristano · Guspini 1999

Da sinistra

Alfredo Carta, Simone Cossu, Maurizio Puddu, Paolo Obinu, Mario Carrus, Franco Virdis

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MTB Oristano · Nughedu Santa Vittoria 2005

Una parte dei componenti della squadra MTB Oristano prima della partenza a Nugheddu Santa Vittoria nel 2005, in una gara point to point.

MTB Oristano · Nughedu 2005

Da sinistra

Daniele Piras, Franco Cuccu, Maurizio Puddu, Antonello Todde

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Mountain Biking Oristanese…

Agli albori del Mountain Biking Oristanese…

Mountain Biking Oristanese

Da sinistra

Filippo Cossu, Massimo Manca, Lorenzo Sardo, Andrea Scanu, Berto Cadoni, Sandro Garau, Giampaolo Mereu, Franco Cuccu, · · · · · · · · · · , · · · · · · · · · · , Maurizio Sardo

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MTB Oristano · Grighine 2003

Una foto dall’archivio della società MTB di Oristano. La foto è stata scattata nello splendido scenario del  Grighine in provincia di Oristano, nel 2003.

MTB Oristano 2003

Da sinistra

Antonello Todde, Maurizio Puddu, Salvatore Serra, Sandro Azzena, Nello Menna, Franco Cuccu, Daniele Piras

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