Bonorva, 4 ottobre 2026
Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras
Da tempo pensavo di tornare a pedalare nel Meilogu e, in particolare, nell’agro di Bonorva.
Così, dopo un rapido scambio di messaggi con Antonio ed Egidio (i due amici sassaresi già ottimi compagni di precedenti escursioni) decidiamo che la giornata giusta per ritrovarsi, più o meno, a metà strada, a Bonorva appunto.

Lascio la S. S. 131 e percorro la S.P. 43 che mi condurrà all’ingresso della cittadina lungo la quale una curiosa costruzione attira la mia attenzione.
Nonostante abbia cercato informazioni online sulle origini dell’edificio e sulla sua destinazione d’uso non sono riuscito a trovare notizie: ogni contributo che possa svelare il mistero è gradito.

Sono passate da poco le nove quando cominciamo a pedalare; si parte su una leggera salita che ci porta subito fuori dall’abitato, scollinando su un fondo roccioso che si trasforma presto in una adrenalinica discesa tecnica da affrontare con consapevolezza. Nei tratti meno tecnici, sul fondo roccioso è possibile notare dei solchi lasciati dalle ruote dei carri che, numerosi, hanno percorso quella antica via di comunicazione.

Dopo qualche kilometro di asfalto riprendiamo a pedalare sullo sterrato: la pendenza comincia a essere significativa, la vegetazione si è ripresa i suoi spazi e il terreno è stato segnato dagli eventi atmosferici avversi tanto che, in alcuni tratti, siamo costretti a mettere il piede a terra e a procedere a spinta.


In prossimità del Parco Mariani gli stradelli diventano più curati, ma a noi le cose facili non piacciono e, per raggiungere i fabbricati di servizio percorriamo un breve, ma piacevole single track.



Stiamo percorrendo la seconda metà della traccia, quel la che prevede il passaggio accanto ad alcune delle emergenze archeologiche e storiche del territorio comunale di Bonorva; sarebbe difficile, del resto, non menzionare la necropoli di Sant’Andrea Priu il cui piatto forte è la “tomba del capo”, la cui destinazione d’uso è cambiata nei secoli divenendo una chiesa ipogea, le sue pareti vennero affrescate con temi religiosi così come la vediamo oggi.

Una salita ci conduce al borgo medievale di Rebeccu, divenuta in tempi recenti una suggestiva meta turistica. Lungo lo stradello è possibile soffermarsi presso i ruderi delle terme romane di Sas Presones e, proseguendo, alla fonte nuragica di Lumarzu presso la quale decidiamo di fermarci per uno spuntino.

Dopo aver girato a passo lento per le stradine lastricate della borgata, abbandoniamo questo luogo fuori dal tempo dove il turismo di massa non è ancora arrivato. Mancano pochi chilometri all’arrivo; come scopriremo presto questi chilometri saranno tutti in salita: sarà la nostra ultima fatica prima del rientro a Bonorva.

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