Mountain Bike

Gonnosfanadiga · 1 ottobre 2018

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

Per tracciare un itinerario di un’escursione che conduca da un punto “A” a un punto “B” è ormai sufficiente essere in possesso di un normale smartphone, impostare sul gps il punto di partenza, quello di arrivo e seguire le istruzioni della voce guida. Se invece l’itinerario prevede anche un punto “C”, un punto “D”, un punto “E” e via discorrendo è invece opportuno rivolgersi a un buon conoscitore del territorio che si intende esplorare. Se poi il territorio in questione è il medio campidano la scelta non può che ricadere sull’amico Corrado Fenu, già ottimo compagno di avventure passate.

Con Gina e Sandro partiamo dalla periferia di Gonnosfanadiga, la città dell’olio.

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Ci dirigiamo a est, in località Spadula, possiamo osservare ciò che resta di un tempio a megaron rimaneggiato più volte sino all’attuale conformazione risalente al XVIII secolo quando vi fu eretto il rifugio di un vaccaro e di un recinto litico.

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Il monumento è ubicato all’interno di un terreno privato adibito a pascolo su cui è stato posto un vincolo archeologico in quanto tutta la zona circostante presenta diverse emergenze nuragiche.

Il proprietario del terreno, Claudio, è disponibile non solo ad accompagnarci, ma anche a raccontarci la storia del monumento fornendoci tutta una serie di notizie e curiosità relative al tempio, alla zona e alla vicina chiesa campestre di San Giacomo, al centro di una curiosa vicenda.

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Salutato Claudio percorriamo alcuni chilometri d’asfalto prima e di sterrato poi sconfinando in agro di Guspini, in località Terra’e frucca, dove, tra le sterpaglie, è possibile vedere i ruderi di un piccolo edificio termale romano.

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L’itinerario prosegue e ci porta alle pendici del monte Linas, nella zona di San Cosimo: in rapida successione visitiamo la tomba di giganti di Sa grutta’e s’orcu, il nuraghe Sa domu’e s’orcu, i ruderi della chiesa dedicata al santo e, per ultima, l’omonima e spettacolare tomba di giganti. È sopratutto questa ad attirare la maggior parte delle nostre attenzioni per via della monumentalità che la contraddistingue e che documentiamo con le foto seguenti.

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Ci aspetta un’ultima e impegnativa salita su sterrato prima di scollinare sull’asfalto e tornare al punto di partenza; lungo la discesa ci fermiamo appena il tempo per una foto alla chiesa campestre di Santa Severa.

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Per ultime voglio postare altre due foto che documentino il disastroso incendio che ha devastato il territorio tra Gonnosfanadiga e Arbus.

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Gonnosfanadiga, 1 ottobre 2017

La maggior parte delle foto sono di Sandro Pinna. Le altre sono mie.

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A Calangianus tra sughere e graniti · aprile2017

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

 

“La ferrovia Monti – Calangianus, breve linea di soli 27 chilometri di tragitto, faceva originariamente parte di una più lunga rete di collegamento dei principali centri dell’interno della Gallura, che si spingeva fino alla cittadina di Tempio Pausania. Finì tuttavia, con il trascorrere del tempo, per diventare un piccolo tronco a sé stante, con una limitatissima importanza per il solo trasporto merci, data la natura del suo percorso che attraversava un territorio pressoché disabitato, tra i fantastici paesaggi del versante orientale del massiccio del Limbara.”

(Il resto della storia la potete leggere qui)

A Calangianus - aprile 2017 UNO

Oggi la ferrovia Monti – Calangianus è un percorso ciclopedonale che non ha perso niente del suo fascino e i “fantastici paesaggi” della descrizione sono ancora lì, mi scorrono di fianco mentre percorro l’antico tracciato in questa splendida domenica di primavera.

A Calangianus - aprile 2017 DUE

L’orario di partenza di questa escursione è fissato alle ore 10.00 alla periferia di Calangianus, centro famoso per la lavorazione del sughero che ne ha caratterizzato e ne caratterizza tutt’ora l’economia, ultima fermata prima del capolinea ubicato a Tempio Pausania.

A Calangianus - aprile 2017 TRE

A Calangianus - aprile 2017 QUATTRO

In questo primo tratto il percorso è attrezzato con illuminazione, panchine e vari attrezzi per la ginnastica all’aria aperta, le pendenze sono leggere e permettono di pedalare in scioltezza dedicando appena un’occhiata curiosa e veloce ai ruderi dei tanti caselli ferroviari abbandonati ai lati del sentiero.

Uno di questi questi caselli, chiamato “rifornitore”, a circa metà strada tra Calangianus e Monti consente di sostare all’ombra delle immancabili sughere e di dissetarsi a una fresca sorgente d’acqua.

A Calangianus - aprile 2017 CINQUE

A Calangianus - aprile 2017 SEI

A Calangianus - aprile 2017 SETTE

Allontanandosi dal centro abitato il tracciato procede verso sud con un andamento tortuoso che asseconda il profilo delle colline circostanti costeggiando imponenti formazioni granitiche, a volte le attraversa scorrendo tra imponenti bastioni di pietra, e scavalcando torrenti quasi in secca.

A Calangianus - aprile 2017 OTTO

A Calangianus - aprile 2017 NOVE

A Calangianus - aprile 2017 DIECI

Raggiunta la stazione ferroviaria di Monti comincia il viaggio di ritorno. Si percorre a ritroso lo stradello dell’andata con qualche breve digressione su asfalto Lungo la strada un prato verde diventa la location ideale per rifocillarsi con panini, frutta, qualche dolcetto e tante chiacchiere prima di riprendere il cammino.

A Calangianus - aprile 2017 UNDICI

A Calangianus - aprile 2017 DODICI

A Calangianus - aprile 2017 TREDICI

Rientriamo alle auto che sono passate di poco le 17.00; è tempo di birra, di dolce e di salato, chiacchiere, di nuove idee e nuove escursioni da raccontare.

A Calangianus - aprile 2017 QUATTORDICI

Altre informazioni sul percorso e la vecchia ferrovia con foto d’epoca e altri racconti possono essere reperite qui.

 

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Trexenta · ottobre 2016

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

Trexenta 23 ottobre 2016

Chi ha la passione per l’escursionismo lo sa, basta frugare un po’ su internet per trovare continuamente spunti per organizzarsi interessanti domeniche all’aperto; è stato sufficiente posare gli occhi su un sito che parlava della necropoli di Acqua Salida per cominciare a pianificare un giro in Trexenta ben disegnato e condotto dagli amici Corrado e Beppe.

Partiamo in quattro da Serrenti e dopo pochi km ecco la Domus de janas di Grutta Niedda.

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Ripartiamo dirigendoci verso il territorio comunale di Samatzai dove sorge Su Nuraxi, nuraghe complesso attorniato da emergenze che suggeriscono la probabile presenza di un villaggio.

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Ci lasciamo Samatzai alle spalle e pedaliamo verso Pimentel e la già citata necropoli di Acqua Salida, dove fotografiamo il sito, la vicina cava dove sono evidenti le tracce dell’attività estrattiva nonché profonde tracce del passaggio di carri.

Facciamo qualche foto anche alla vicina domus di Corongiu impreziosita da motivi a spirale incisi nella roccia.

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In agro di Ortacesus visitiamo l’interessante necropoli di Mitza de Siddi che presenta diverse tipologie di sepoltura. A causa di azioni di vandalismo lo stato attuale del sito è documentato dalle nostre foto.

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Percorriamo di buon passo le sterrate in direzione sud est, attraversiamo con attenzione la trafficata SS 128, quindi guadiamo il Rio Mannu e costeggiamo Monte Uda dirigendoci verso Senorbì. Lungo la strada ci fermiamo per uno spuntino presso Sa Turretta.

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La necropoli di Monte Luna rappresenta il punto estremo della nostra escursione. Dopo aver visitato e fotografato il sito comincia il ritorno verso il punto di partenza.

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Lungo la strada effettuiamo una sosta per visitare i ruderi della chiesa di San Bartolomeo e Sa Mitza de Orrù dalla particolare architettura, di origine sicuramente medievale, forse bizantina.

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Dopo 6 ore di escursione e 60 km sulle gambe rientriamo alle auto stanchi, ma appagati per aver conosciuto un altro piccolo pezzo della nostra isola.

 

Con Corrado Fenu, Beppe Carta e Sandro Pinna.

Le foto sono di Corrado, Beppe, Sandro e mie.

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Nughedu Santa Vittoria · 2016

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras

“Una popolare leggenda narra che una fanciulla originaria di Cabras (da cui il termine “Crabarissa”: donna di Cabras) si innamorò di un pastore di Austis conosciuto durante la transumanza invernale, che dalle montagne faceva scendere le greggi alla ricerca dei pascoli migliori, fino alla costa dove il clima era più mite. Furono scambiati i doni e le promesse di matrimonio. Finita la transumanza il pastore ripartì per la montagna e la ragazza attese invano il suo ritorno. La giovane intraprese il lungo viaggio verso la montagna e giunta ad Austis trovò il pastore sposato con un altra donna e nel ritorno verso la pianura, la giovane rimase pietrificata dal dolore.”*

Dal sito del comune di Austis

 

Si dice spesso che le leggende abbiano un fondo di verità: qui nel Mandrolisai la verità è un blocco granitico alto oltre 50 metri che gli elementi hanno scolpito nel corso dei millenni dandogli le sembianze di una donna che indossa un costume tradizionale.

Nughedu Santa Vittoria · 2016

Partiamo in 4 daNughedu Santa Vittoria, al limite orientale del Barigadu: Sandro, Nicola, Gianluca e io. Dopo una iniziale discesa in asfalto il nostro itinerario sale con pendenze variabili fino all’oasi naturalistica di Assai, in agro di Neoneli, pedalando senza fretta sulle ampie sterrate in saliscendi che ne attraversano l’area tra sughere, lecci, macchia mediterranea e graniti fino a “S’ena de Assai” dove scavalchiamo la recinzione dell’oasi per poter percorrere il sentiero fino a “Sa Crabarissa”.

Nughedu Santa Vittoria · 2016 UNO

Nughedu Santa Vittoria · 2016 DUE

Nughedu Santa Vittoria · 2016 TRE

Nughedu Santa Vittoria · 2016 QUATTRO

Trovarsi di fronte a una simile meraviglia della natura ripaga ampiamente di tutti i piccoli sacrifici sostenuti per giungere fin qui; di colpo sparisce la fatica per le salite e i chilometri, abbandoniamo temporaneamente le nostre mountain bike e ci avviciniamo al monumento naturale per le classiche foto ricordo.

Nughedu Santa Vittoria · 2016 CINQUE

Nughedu Santa Vittoria · 2016 SEI

Riprendiamo la nostra escursione percorrendo un piacevole “single track” che aggira il monumento alla base e da lì comincia il rientro verso Nughedu sulle sterrate dell’oasi e successivamente sull’asfalto delle provinciali di collegamento. In prossimità del paese, in località “Arzolas de Goi” andiamo alla scoperta dell’omonima necropoli composta da tre gruppi di Domus de janas risparmiate all’interno dell’area di una cava dismessa; una delle tombe in particolare attira la nostra attenzione per via delle protomi taurine scolpite all’esterno e all’interno di essa.

Nughedu Santa Vittoria · 2016 SETTE

Nughedu Santa Vittoria · 2016 OTTO

Nughedu Santa Vittoria · 2016 NOVE

Nughedu Santa Vittoria · 2016 DIECI

In auto, sulla via del ritorno, ci fermiamo per una breve visita a due suggestivi siti archeologici ubicati in agro di Sorradile:

la necropoli di “Prunittu

Nughedu Santa Vittoria · 2016 UNDICI

Nughedu Santa Vittoria · 2016 DODICI

il santuario nuragico di “Su Monte” (di cui non ho foto perché mi si è scaricata la fotocamera…)

 

Nughedu Santa Vittoria, 24 aprile 2016

Con Sandro Pinna, Nicola Tornello e Gianluca Melis.

 

*(Esiste una seconda versione, meno romantica, della leggenda in cui si racconta che la ragazza ritornava dall’ovile del marito recando in testa un recipiente di sughero pieno di latte. Incontrò un pastore affamato che le chiese cosa portasse sulla testa e lei mentì rispondendo che trasportava pietre. La menzogna le costò cara perchè il pastore le predisse che si sarebbe trasformata in pietra.)

 

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Sedilo · 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

 

Dici Sedilo, in provincia di Oristano, e subito ti viene in mente “s’Ardia” e l’adrenalina che scorre quando i cavalieri corrono attraverso l’arco del santurario dedicato a Santu Antinu tra due ali di folla.

 

Sedilo 2015 - UNO

Sedilo 2015 - DUE

 

Sedilo per noi diventa un luogo da scoprire grazie alla fantasia e alla conoscenza del territorio di Gonario che ci guida attraverso la nebbia fino a giungere al bellissimo sito di Iloi. Tra la nebbia i monumenti che vediamo e fotografiamo assumono una veste inconsueta che li rende affascinanti.

 

Sedilo 2015 - TRE

Sedilo 2015 - QUATTRO

Sedilo 2015 - CINQUE

 

Scendiamo dal costone di “Binzales” e visitiamo le domus de janas di Ispiluncas quindi percorriamo un suggestivo single track che ci porta a scavalcare la strada statale 131 (dcn) e giungere sulle sponde del lago Omodeo.

 

Sedilo 2015 - SEI

 

Il lago sarà una presenza costante e un punto di riferimento per noi; lo costeggiamo a lungo pedalando sulle sterrate che, chilometro dopo chilometro, ci portano verso il Santuario di Santu Antinu.

 

Sedilo 2015 - SETTE

Sedilo 2015 - OTTO

Sedilo 2015 - NOVE

 

Scendiamo verso il fiume Tirso dove ci aspetta un guado niente affatto semplice…

 

Sedilo 2015 - DIECI

 

Una lunga discesa in asfalto ci conduce in vista di Ottana, in lontananza vediamo le inconfondibili ciminiere, simbolo del fallimento industriale che ha segnato, forse irrimediabilmente, questo territorio. Noi invece ci dirigiamo a nord, dove ci attende la fonte sacra di Puntanarcu nascosta da un boschetto di pioppi, olmi e salici.

 

Sedilo 2015 - UNDICI

Sedilo 2015 - DODICI

 

L’ultima salita mette a dura prova gambe, cuore e polmoni.

 

Sedilo 2015 - TREDICI

 

Per fortuna, all’arrivo, ci aspetta un luogo accogliente e sicuro dove poter recuperare le energie…

 

Sedilo 2015 - QUATTORDICI

 

Sedilo, 8 dicembre 2015

Le foto sono di Luca (aka Pavel Nedved)

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Sa Jara Manna, due anni (e mezzo) dopo · 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

A raccontare la Giara si corre sempre il rischio di cadere nel retorico banale delle descrizioni da guida turistica, ma certo è difficile restare indifferenti al suo fascino e riuscire a trasmettere le sensazioni vissute.

Vista da Gonnosnò la giara è un bastione naturale da scalare con pazienza e regolarità lungo i tornanti che attraversano Costa Linus fino alla sommità dell’altopiano. La giara per accoglierci ha indossato i colori dell’autunno e mette in mostra per noi i gioielli del suo passato, in agro di Genoni: Corona Arrubia e l’insediamento di Bruncu Suergiu.

 

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Proseguiamo il nostro giro attraversando le località di Serra Landiri e Perda Maiale lasciandoci a sinistra il colle di Zeppara Manna (580 metri) per dirigerci verso il versante sud-orientale dell’altopiano, in territorio di Gesturi, dove sorge il protonuraghe di Bruncu Maduli (o Madugui, secondo alcune carte).

 

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Da qui comincia il viaggio di ritorno; ripercorriamo gli stradelli dell’andata di buon passo concedendoci una breve digressione per affacciarci sulle rive di “Pauli s’Ala de Mengianu”, una delle tante paludi che le piogge invernali alimentano e che dissetano la fauna durante l’estate.

 

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E a proposito di fauna non sono mancati gli incontri ravvicinati con i famosi cavallini e nemmeno con altri animali appartenenti ad aziende insediate sull’altopiano e che con essi condividono l’ambiente e le risorse:

 

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È difficile restare indifferenti al fascino della Giara, la vivi per poche ore, finisce che te ne innamori e non vedi l’ora di tornarci.

 

Con Gina, Giulia, Ivan, Sandro e Nicola

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Lungo gli argini del Tirso · 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

Il fiume Tirso caratterizza, con il suo andamento lento e sinuoso, il campidano di Oristano; di lui sono note origini e dati geografici, vicende storiche e attuali di cui restano tracce nei libri e nelle cronache.

Lungo gli argini del Tirso · 2015 UNO

In questa domenica d’autunno il fiume Tirso è un racconto che comincia dalla chiesetta medievale di Santa Maria Maddalena, presso l’abitato di Silì, che possiamo vedere solo dall’esterno.

Lungo gli argini del Tirso · 2015 DUE

Attraversiamo il fiume e pedaliamo piacevolmente sull’argine destro, punto d’osservazione privilegiato per osservare dall’alto la golena, i campi coltivati e la borgata di Pardu Nou; in lontananza vediamo i campanili delle chiese di Solarussa e di Simaxis, oltre il corso del fiume. Giungiamo così alla periferia di Zerfaliu, nei pressi della chiesa di San Giovanni, le cui origini risalgono al medioevo (XIII secolo).

Lungo gli argini del Tirso · 2015 TRE

Lungo gli argini del Tirso · 2015 QUATTRO

Il nostro “racconto” ci porta nei pressi della diga di Santa Vittoria, al confine tra i territori di Ollastra, Zerfaliu e Villanova Truschedu, inaugurata negli anni ‘30 per consentire, tramite un sistema di canalizzazione, l’irrigazione delle pianure a sud del capoluogo.

Lungo gli argini del Tirso · 2015 CINQUE

Sull’antica strada di collegamento tra gli abitati di Zerfaliu e Villanova Truschedu ci sono le parole del “racconto” da leggere per arrivare al complesso nuragico di Santa Barbara e successivamente al santuario di San Gemiliano, siti già visitati in occasione del solstizio d’inverno 2014, come descritto qui.

Lungo gli argini del Tirso · 2015 SEI

Lungo gli argini del Tirso · 2015 SETTE

Lungo gli argini del Tirso · 2015 OTTO

Lungo gli argini del Tirso · 2015 NOVE

Prima di scrivere la parola “fine”, il tempo a nostra disposizione ce lo permette, ci concediamo una breve digressione su asfalto per fotografare i ruderi della chiesa di San Nicolò di Mira e, a pochi metri, la chiesa, restaurata, di San Teodoro, nel sito dove sorse originariamente il paese di San Vero Congius poi abbandonato a causa di una devastante alluvione del Tirso e ricostruito là dove sorge attualmente.

Lungo gli argini del Tirso · 2015 DIECI

Lungo gli argini del Tirso · 2015 UNDICI

Lungo gli argini del Tirso · 2015 DODICI

Lungo gli argini del Tirso · 2015 TREDICI

 

Con Gina, Giulia, Sandro, Francesco e Marco.

Le foto sono di Giulia Dimase, Sandro Pinna, Marco Soru, Francesco Corona.

Oristano, 25 ottobre 2015

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Su Pranu ‘e Santa Luxia · Monte Arci 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

 

Tra i vari comuni che estendono il loro territorio nell’area del Monte Arci Usellus è l’unico a poter vantare sicure ascendenze romane delle quali il segno più evidente è quanto resta del ponte ubicato alla periferia settentrionale dell’abitato.

Su Pranu 'e Santa Luxia UNO

Oggi, 18 ottobre, la nostra escursione domenicale parte da qui, ed esattamente dal sagrato della chiesa di Santa Reparata da dove partiamo in sette (Francesca, Gina, Simona, Nicola, Guido, Marco e chi scrive).

Percorriamo i primi chilometri pedalando piacevoli sterrate in saliscendi che ci permettono di raggiungere Villaverde e da lì il nuraghe Truttiris, primo obiettivo di una giornata che si rivelerà ricca di spunti archeologici e paesaggistici.

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Si sale su asfalto fino a raggiungere la chiesa campestre di San Mauro; a poca distanza dal tempio cristiano si trova il pozzo omonimo, di probabile origine nuragica, ennesimo esempio di sincretismo religioso presente nella nostra regione.

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L’asfalto termina poco più in là e subito comincia la salita di Scala Argentu che ci porta sulla piana di Santa Lucia; la percorriamo pedalando su una larghissima striscia tagliafuoco per circa un chilometro fin quando, alla nostra sinistra si apre un passaggio che ci permette di raggiungere il sito di Nurax’è Mau (noto sulle IGM come nuraghe San Mauro, probabilmente per la relativa vicinanza con la chiesetta visitata in precedenza). Nel camminare tra la vegetazione che ancora lo circonda si ha la percezione di trovarsi all’interno di un antico villaggio di cui è difficile intuire l’esatta dimensione.

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Su Pranu 'e Santa Luxia SEI

Su Pranu 'e Santa Luxia SETTE

Riprendiamo la tagliafuoco procedendo paralleli al costone di Corongiu Arrubiu per raggiungere l’area archeologica di Brunk’e s’omu a cui si accede tramite un cancello (aperto) alla nostra sinistra. Dopo esserci riforniti d’acqua alla sorgente di Mitza Margiani visitiamo l’area, indagata da diverse campagne di scavo che ne hanno messo in luce la vastità e la complessità.

Su Pranu 'e Santa Luxia OTTO

Su Pranu 'e Santa Luxia NOVE

Seguendo uno stradello aperto successivamente al devastante incendio che interessò l’altipiano nel luglio del 2009 “scaliamo” il rilievo di Cuccuru Aspru, a quota 496 metri, tra la macchia mediterranea nel frattempo ricresciuta e le residue querce scampate al disastro, quindi raggiungiamo la sorgente ubicata all’interno della lecceta di S’Arroxiu e da qui la chiesa campestre di Santa Lucia dove sorgono (avevate dubbi?) non uno, bensì due nuraghes, fatti oggetto di una sommaria pulizia che ne agevola l’accesso e ne svela qualche piccolo segreto.

 

Su Pranu 'e Santa Luxia DIECI

Su Pranu 'e Santa Luxia UNDICI

Su Pranu 'e Santa Luxia DODICI

Poco distante, anche se non facilmente individuabile, è visitabile la Tomba di giganti di Motrox’è bois (vedi link precedente).

Su Pranu 'e Santa Luxia TREDICI

Qui, di fatto, si conclude la nostra archeo escursione; dopo una lunga discesa su asfalto ci resta il tempo per qualche bicchiere di birra e tante chiacchere in allegria.

 

p.s. un assiduo frequentatore di questo blog auspicava un report della zona in argomento, di cui credo sia originario; spero che leggendo queste poche righe possa ripercorrere sul filo della memoria luoghi a lui noti.

 

Su Pranu 'e Santa Luxia QUATTORDICI

 

Le foto sono state scattate da Nicola Tornello, Marco Soru, Francesca LaGioia, Simona Meli e da me.

 

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I sentieri di Giorgio Asproni · Gonnesa 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

Qualche immagine della bella escursione organizzata dalla ASD Gonnesa Bike in data 3 maggio 2015.

Partiti dalla spiaggia di Plagemesu…  

I sentieri di Giorgio Asproni - 01

…il nutrito gruppo dei bikers (circa 150 gli iscritti) ha attraversato il paese di Gonnesa per poi percorrere i vecchi sentieri del territorio, i sentieri di Giorgio Asproni appunto, ingegnere e imprenditore di fine ‘800. 

I sentieri di Giorgio Asproni - 02

Numerose le testimonianze del passato minerario di questa zona incontrati lungo l’itinerario:

i forni di Santu Antoi, 

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il villaggio Asproni, residenza dello stesso ingegnere e dai minatori,

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“Sa Macchina Beccia”,

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I ruderi della Laveria.

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A presto amici di Gonnesa e grazie per avermi fatto conoscere il vostro bellissimo territorio.

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Le foto sono di Livio Onnis e Massimo Pau

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Montiferru Nord · Sulle tracce di SuperAle · 2015

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Paolo Marras.

 

Era da parecchio che pensavo di ripercorrere uno dei tanti bei giri tracciati da “SuperAle” Pilia sul versante settentrionale del Montiferru, uno in particolare, che partendo dal centro abitato di Cuglieri

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Sono circa le nove quando io, Sandro e Nicola, siamo pronti a muoverci. Il gps indica una discesa verso occidente per raggiungere la località di ”Sa Tanca Manna” dove prospera, incurante dello scorrere, del tempo un olivastro millenario; le sue dimensioni sono tali che è quasi impossbile riuscire a fotografarlo interamente con le nostre fotocamere amatoriali, ma ci proviamo comunque per portarci via un ricordo di questo patriarca verde.

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Pedaliamo su una stretta strada di campagna verso il nord, transitando nei pressi della chiesa campestre di Sant’Imbenia, e proseguendo a nord fino a trovare una carrareccia in evidente stato di abbandono che ci condurrà alla chiesa campestre di San Quirico. Oggi è solo un rudere, ma fino ai primi del ‘900 vi venivano svolti i festeggiamenti per il santo.

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Una lunga strada cementata in salita ci conduce a Sennariolo, dove siamo costretti a una prima sosta tecnica all’ombra della chiesa di Sant‘Andrea. L’inconveniente non ci impedisce di notare e fotografare un paio dei notevoli “murales” che rappresentano scene e persone del passato del paese.

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Saliamo verso Scano di Montiferro (Iscanu, in lingua sarda) attraversando un bel bosco che ci ripara da un sole che comincia a scaldare e dai… pallini sparati dai fucili di una gara di tiro al piattello in corso di svolgimento sul colle di San Giorgio, a poche decine di metri dall’omonima chiesetta. Dopo una seconda sosta tecnica attraversiamo il paese per dirigerci verso est.

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Molte zone della nostra regione sono ricche di resti archeologici la cui conoscenza è riservata ai locali e agli addetti ai lavori e poco o nulla si sa all’esterno. È il caso della tomba di giganti di Perdas Doladas, nei cui pressi sorge una cappella e un cippo litico su cui è scolpita una croce, probabili segni di una continuità di culto arrivata sino ai giorni nostri. Difficile invece per noi profani leggere in maniera corretta l’aspetto originario del monumento.

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Quando si pedala su vecchie tracce può capitare di trovare i sentieri chiusi dalla vegetazione e allora si deve essere pronti a prendere la bici in spalla e cercarsi l’alternativa. Così scendiamo paralleli al percorso originario seguendo una serie di muretti a secco che ci riconducono sulla “retta via”, quella che ci permette di visitare in rapida sequenza il nuraghe Santa Barbara (con l’immancabile chiesa campestre annessa) e il nuraghe Abbauddi, in ottimo stato di conservazione, tanto da essere stato “riciclato” come locale di servizio da un allevatore della zona.

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Percorriamo un’antica carrareccia, il cui lastricato alterna tratti dissestati ad altri in buono stato, tutto comunque percorribile, fino a giungere sull’asfalto che ci permette di raggiungere l’ultimo obiettivo di giornata: il nuraghe Nuracale.

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È difficile trovare le parole per descrivere questo monumento, la sua maestosità, il suo fascino, il mistero che trapela dalle strutture venute alla luce dopo gli scavi. È difficile anche descrivere il disappunto nel verificare lo stato di completo abbandono in cui si trova.

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Qui, di fatto, dopo 10 ore in giro, si chiude l’escursione. Il rientro, tutto su asfalto, ci lascia il tempo necessario per un bicchiere di birra, chiacchere e idee in divenire.

È già tempo di programmare la prossima avventura.

 

Le foto sono dei miei due complici: Sandro Pinna e Nicola Tornello.

Cuglieri, 01.05.2015

 

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