Maratona

Bratislava Marathon · 2017

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Bruno Sardu.

Si è disputata domenica 2 aprile 2017 la maratona di Bratislava e ben nove atleti di Oristano e Terralba in rappresentanza di tre società podistiche della provincia, Marathon Club Oristano con Bruno Sardu e Aldo Sicurella, per i Runners Oristano Maria Antonietta Fenu, che ha concluso la sua decima maratona con un ottimo crono, per A.S.D Amatori Terralba Antonio Mura che ha esordito in maratona sulle rive del Danubio, Fabio Fonnesu, veterano Terralbese trascinatore del gruppo, Biolla Gian Luca alla sua quinta maratona, Andrea Putzolu  e Pietro Columbu che hanno sugellato la loro terza impresa, così pure la coraggiosissima Nevina Mura che pur con qualche problema fisico non si è arresa e ha concluso la sua fatica a braccia alzate sul traguardo posto quasi sulle rive del bel Danubio blu. Una limpida giornata di sole ha fatto da cornice a una bella giornata di sport che ha visto gli atleti scorrazzare per tutta la città per ben due volte, con due giri da 21 km, passando per il centro storico, ricco di palazzi storici e visitando anche la parte nuova della città, dove si ergono alti grattacieli con attività commerciali che fanno di Bratislava una moderna città europea. Oltre cinquemila gli atleti per le due gare: la mezza maratona e la 42 km. Durante il percorso band di ragazzi che suonavano vari strumenti, cantanti e artisti che hanno reso il tutto piacevole e festoso. All’arrivo grande ristoro dove l’ottima birra slovacca è stata offerta come si dice a fiumi nel vero senso della parola…

Bratislava Marathon 2017

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Aldo Sicurella all’Oman Desert Marathon · 2015

Da Paulilatino, in provincia di Oristano, per un’altra avventura: Aldo Sicurella, partecipa a Muscat (Mascate, la capitale dell’Oman) alla 3^ edizione della Oman Desert Marathon, gara in sei tappe sulla distanza di 165 km in autosufficienza alimentare, unico sardo presente in questa difficilissima competizione che Sicurella ha preparato scrupolosamente nei mesi precedenti correndo sulle sabbie del Sinis da San Giovanni fino a Maimone. Il campo base sarà situato nel deserto di Bidiyah. Prima tappa sabato 7 novembre alle ore 12, le temperature in questo periodo sono superiori ai 30 gradi, la difficoltà maggiore oltre al caldo alla sabbia e ai terreni rocciosi sarà correre con lo zaino che ha un peso di circa 9 kg. “Portarlo sulle spalle per 165 km non sarà facile, ho cercato di alleggerire al massimo ma oltre non è stato possibile; ho con me il vestiario, cibo per 5 giorni, kit di pronto soccorso e sacco a pelo. La notte la trascorreremo nelle tende allestite dall’organizzazione, sarà nostra cura provvedere autonomamente ad accendere il fuoco e cucinare, l’acqua sarà fornita dall’organizzazione. Una sfida estrema che si annuncia molto impegnativa che metterà a dura prova lo spirito e il fisico, ma fondamentale per assaporare il deserto nella sua forma più autentica e vera, e per riscoprire valori di amicizia e aggregazione che, in parte, abbiamo smarrito. I partecipanti sono un centinaio, provenienti da tutto il mondo“.

Aldo Sicurella e Bruno Sardu

Nella foto Bruno Sardu e Aldo Sicurella.

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Andrea Mulas ad Atene 2014

Maratona di Atene, 9 novembre 2014.

Si è presentato al via, come ha già fatto in precedenti maratone in giro per il mondo, col costume tipico di Oristano.

Ancora una volta Andrea Mulas ha voluto omaggiare la sua terra e l’ha fatto con la collaborazione del pittore Alessio Bachis che in una tela ha rappresentato i giganti di Mont’e Prama.

Una dedica speciale anche per l’amico Luca Moro recentemente scomparso.

Andrea Mulas ad Atene 2015 - UNO

Andrea Mulas ad Atene 2015 - DUE

Andrea Mulas ad Atene 2015 - TRE

Andrea Mulas ad Atene 2015 - QUATTRO

Andrea Mulas ad Atene 2015 - CINQUE

Andrea Mulas ad Atene 2015 - OTTO

 

 

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Sahara Marathon · 24 febbraio 2014

Tre maratoneti Bruno Sardu di Siamaggiore Aldo Sicurella di Paulilatino e Mariano Littera di Uras raccontano il loro viaggio presso i campi profughi Saharawi.

Dopo tre voli aerei sbarchiamo all’aeroporto di Tinduf in Algeria, sono ormai le due del mattino le operazioni di controllo sono lunghissime, ci attende ancora un altro spostamento di circa 50 km per raggiungere il campo profughi di Smara, un cielo stellato ci dà il benvenuto. Ad accoglierci troviamo Zena una donna Saharawi che parla solo arabo, ci invita a seguirla nella sua umilissima casa in fango, siamo in pieno deserto, il buio ci avvolge e ci affascina.

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Da sinistra Aldo Sicurella, Bruno Sardu, Mariano Littera

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È la seconda volta che torniamo in questi posti ma è sempre un’emozione. Ad attenderci c’è tutta la famiglia, ci offrono il the di benvenuto, sono ormai le cinque siamo distrutti, ci distendiamo sul sacco a pelo e cerchiamo di dormire. 

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Correre la Sahara Marathon non sarà facile, dice Bruno, la stanchezza si fa sentire e il caldo è sensibile ma è secco, i ristori sono frequenti. Partiamo da El Aaiun una grande baraccopoli che ci accoglie festante, l’avvio puntuale alle 9.30.

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Siamo una cinquantina gli italiani, molti spagnoli, le nazioni rappresentate sono ventisei. Il paesaggio è completamente desertico non un albero solo sassi, sabbia e polvere, a metà percorso attraversiamo Auserd, un altro agglomerato di esiliati. Qui l’accoglienza è spettacolare ed emozionante, i bimbi con la mano fanno il “batti cinque“ e chiedono come ti chiami? Da dove vieni? Rispondiamo Italia…

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Italia? Muy bien, bienvenido italiano ci dicono in spagnolo, si parla arabo e spagnolo retaggio di oltre un secolo di colonizzazione iberica. I chilometri passano il paesaggio intorno è di povertà assoluta e allo stesso tempo di grande dignità, le donne nel loro classico costume ci incoraggiano ai bordi della strada, e con i piccoli in braccio ci sorridono, i ragazzini in gruppo ci seguono per centinaia di metri, ti chiedono un gadget, regalo la fascetta tergisudore avrei voluto averne mille per regalare un sorriso a quei bambini. Oltrepassiamo delle dune di sabbia molto impegnative, in lontananza scorgiamo Smara un paese di 50/60 mila persone, ad attendermi al 40° km trovo Had un ragazzino di undici anni, nipote di Zena, che la sera prima mi aveva promesso di aspettarmi lungo la strada, raccolgo le poche energie rimaste e invito Had a seguirmi, è scalzo, il suo viso è sorridente, un po’ intimidito ma lo incoraggio, con il mio spagnolo non eccellente, arriviamo al traguardo a braccia alzate, Had è felicissimo e racconta ai suoi amici la sua corsa con il maratoneta italiano ospite a casa sua.

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Finita la maratona abbiamo cercato di immergerci e capire come vive questo popolo, che da quarant’anni è in esilio nel deserto algerino, nel 1975 quando il generale Franco abbandona la colonia spagnola, il Marocco con la Mauritania invadono militarmente il territorio del popolo Saharawi che si affaccia sull’oceano Atlantico di fronte alle Canarie, la superiorità bellica Marocchina e Mauritana è schiacciante i Saharawi vengono scacciati nel deserto, subiscono molte perdite di vite umane, un massacro. Il Marocco erige un muro di 2600 km sorvegliato con centottantamila soldati giorno e notte, e minato con oltre 10 milioni di mine (molte italiane).

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Nella nostra tenda con Aldo intervistiamo Prahim marito di Zena, è senza una gamba, gli chiediamo cosa gli è capitato, ci racconta la sua storia mentre consumiamo la cena, ha perso la gamba nei pressi del muro, nel 1985 è esplosa una mina mentre combatteva con il fronte di liberazione Polisario che si batteva per la libertà del popolo Saharawi. Gli domandiamo: Perché il Marocco vi ha invaso? Le nostre terre sono aride in superficie ma ricche nel sottosuolo, vi sono grandi giacimenti di fosfati (servono per produrre detersivi) c’è del silicio dell’oro e del petrolio, abbondanti introiti arrivano dai grandi pescherecci di tutto il mondo che pagano la concessione di pesca al Marocco, un fiume di danaro insomma. Ora siamo qui da quarant’anni continua Prahim i potenti della terra si sono dimenticati degli Saharawi, viviamo di aiuti umanitari, qui non è possibile coltivare, è una zona inospitale che l’Algeria ci ha concesso, abbiamo qualche capra che non sa cosa mangiare. La montagna di danaro che il Marocco incassa è in grado di comprare l’indifferenza di tanta gente anche dell’ONU che non ha la forza di far rispettare i diritti umani del nostro popolo, si emoziona Prahim quando racconta questa storia, è un omone di 65 anni alto 1,80 in cuor suo non ha perso la speranza di tornare sui territori occupati, ma vuole tornare senza l’uso della forza è un uomo pacifico che spera che le cose si risolvano con il dialogo senza l’uso delle armi. Il giorno seguente noleggiamo un fuoristrada, sbrighiamo una marea di pratiche burocratiche grazie al nostro amico Omar che ha la funzione di console in Italia anche se così non è in quanto l’Italia non ha ancora riconosciuto la Repubblica Democratica Saharawi e partiamo verso il muro marocchino, il viaggio è lungo, ci attendono un centinaio di km nel deserto, scortati da un fuoristrada con dei soldati Saharawi, superiamo tre posti di blocco algerini il nostro autista Alì è un esperto, varie volte è stato in quei posti, ci porta a circa 80/90 metri dal muro, del filo spinato blocca l’accesso, ma soprattutto le mine, ne vediamo una affiorante circondata da pietre per identificarla, siamo un po’ tesi camminiamo dove è calpestato, i soldati marocchini ci osservano con i binocoli, uno spagnolo che viaggia con noi sventola la bandiera Saharawi e canta canzoni di protesta, Alì lo invita a non esagerare, non si sa mai, dopotutto sono armati e noi siamo qui indifesi.

Sahara 2014 - 14

Riprendiamo la strada del ritorno, ripenso a Prahim, alle sue parole, era tutto vero, non lo avevo sognato…

Per saperne di più:

• Sahrawi (wikipedia)

www.sardegna-saharawi.it

• www.saharawi.org

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Le Tapascions du desert · 2011

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Bruno Sardu.

Sahara Marathon. Algeria campi profughi Saharawi marzo 2011

Siamo tornati a casa lasciando un po’ il cuore laggiù tra le dune del deserto in mezzo a quel popolo meraviglioso pieno di dignità e coraggio. “Le Tapascions du desert” questo il nome di battaglia di Bruno Sardu e Aldo Sicurella unici sardi presenti alla undicesima edizione della Sahara Marathon, corsa ad una temperatura intorno ai 32 gradi nel deserto algerino, a Tindouf . Chi va a correre la Sahara Marathon porta a casa ricordi indelebili, non soltanto sportivi, questa non è una corsa come le altre. Quando arrivi ai campi profughi vieni letteralmente adottato dalle famiglie presso cui alloggerai. un intera settimana nelle poverissime case in fango. Si crea un rapporto diretto con la gente del posto, ti tuffi dentro la realtà di queste persone, che ti lasciano dentro qualcosa di unico di indimenticabile. Da trentacinque anni vivono in questa terra desertica ospiti dell’Algeria dopo esser stati scacciati dal Marocco dalla loro terra ricca di minerali, petrolio e coste pescose che si affacciano sull’Atlantico. I marocchini hanno costruito un muro lungo 2700 km largo cinque metri disseminato di mine e guardato a vista da centottantamila militari che costano 4 milioni di euro al giorno, e tengono il popolo Saharawi circa duecentomila persone dall’altra parte del muro. Il loro unico sostentamento è dato dagli aiuti umanitari. Ben 22 nazioni erano rappresentate all’undicesima edizione della maratona circa 400 atleti in gara, una parte dell’iscrizione viene devoluta in beneficenza, medicine, vestiti, prodotti per la scuola, per l’igiene, hanno riempito le nostre valigie che con molto piacere abbiamo donato a questa meravigliosa gente. La gara partita dal villaggio di El Ayoun con arrivo a Smara ci ha fatto transitare negli accampamenti dove siamo stati accolti da tanti bambini che ci salutavano felici con olà corrispondente al nostro ciao, si parla lo spagnolo nei villaggi retaggio della lunga colonizzazione del secolo passato. In lingua spagnola ha tenuto il laboratorio teatrale Aldo Sicurella, direttore artistico del teatro Grazia Deledda di Paulilatino, una quindicina di ragazzi di quinta elementare hanno seguito il corso dimostrandosi molto bravi e capaci, tanto che alla fine hanno tenuto uno spettacolo molto apprezzato da tutta la scuola, dai maestri, e dal gruppo di podisti presenti allo spettacolo. Si è realizzato un servizio fotografico ed abbiamo intenzione di effettuare una mostra fotografica in collaborazione con il Comune di Paulilatino e la Provincia di Oristano per far conoscere la situazione di questo popolo dimenticato dai mass media. Vi invitiamo a collegarvi su un motore di ricerca e digitare Saharawi e documentatevi su questa situazione che poca gente conosce, abbiamo parlato con tanti giovani nei campi profughi molti attivisti che ci hanno chiesto di parlare al mondo della loro condizione che non compare sui giornali. Nessuno stato europeo ha ancora riconosciuto la Repubblica democratica del Saharawi molti giovani sono stati torturati, tanti hanno perso la vita, «Non dimenticateci» ci ha chiesto in lacrime un attivista che ha raccontato, a tutto il gruppo podistico internazionale, di essere stato imprigionato e picchiato lui e la sua famiglia dalla polizia marocchina.

Da sinistra Aldo Sicurella e Bruno Sardu.

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La partenza della Sahara Marathon (dal sito www.saharamarathon.org)

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La bandiera della Repubblica Saharawi un simbolo presente in tantissime case.

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I blocchetti di mattone in argilla cruda per la costruzione delle case.

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Un bambino nel villaggio di Smara.

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La casa dove abitavamo, nel villaggio di Smara, circa 60.000 persone pieno deserto.

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I campi profughi Saharawi in cui si svolge la maratona si trovano a circa un’ora di distanza da Tindouf, città algerina situata nel Sud-Ovest dell’Algeria, vicina ai confini con Marocco e Mauritania.

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100 km del Sahara · 2010

Direttamente dal racconto di uno dei protagonisti, Bruno Sardu

Dal 7 al 14 marzo si è svolta in Tunisia la dodicesima edizione della 100 km del Sahara. Da Oristano siamo partiti in tre, il sottoscritto insieme a Aldo Sicurella e Maurizio Boi. Abbiamo rappresentato la Provincia di Oristano Assessorato allo Sport, e il Teatro Grazia Deledda di Paulilatino con il logo stampato sulle maglie e sulla bandiera che ha sventolato sulla mitica tenda numero 31 per tutta la durata della gara. Esattamente in quattro tappe, in pieno deserto, da 23, 16, 42 e 23 km., con arrivo a Douz. Un’esperienza indimenticabile, tra splendidi paesaggi con dune di sabbia finissima sotto il sole durante le giornate di gara e le notti fredde, l’escursione termica è notevole, dentro le tende. Per fortuna che il sacco a pelo era di buona qualità…

Nella prima foto siamo insieme ad alcuni componenti della mitica squadra Les Tapascions du desert.


Da sinistra

Maurizio Boi, Bruno Sardu, Gabriele Bulichelli, Luisa Zecchino (nazionale di ultramaratona, terza tra le donne e già vincitrice delle edizioni 2008-2009), Maurizio Muraro, Aldo Sicurella

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Nella seconda foto siamo insieme al comico Giovanni Storti, anche lui appassionato di corse off-road.

Da sinistra

Aldo Sicurella, Giovanni Storti, Buno Sardu, Maurizio Boi

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